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Comunicato del Conams sulla delega in materia penitenziaria

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In relazione all’esercizio della delega in materia penitenziaria, il Coordinamento Nazionale dei Magistrati di sorveglianza auspica che l’emanazione dei decreti attuativi, primo intervento organico a oltre quarant’anni dalla riforma del 1975 e trenta da quella del 1986, costituisca solo l’inizio di una nuova stagione per l’affermazione dei diritti in carcere e per l’effettiva realizzazione del principio costituzionale del finalismo rieducativo della pena.
La magistratura di sorveglianza associata esprime apprezzamento per il tendenziale superamento del regime delle preclusioni e degli automatismi, e per il rafforzamento dei sistemi giurisdizionali di tutela dei diritti in capo al magistrato di sorveglianza, riservandosi una più compiuta valutazione su quello che appare fin d’ora un nodo problematico in tema di semplificazione del rito con riguardo alla concessione di misure alternative ai soggetti liberi.
Evidenzia, altresì, l’urgenza di completare l’esercizio della delega anche sul tema così sentito dell’affettività in carcere.
Il Coordinamento inoltre ribadisce che una seria ed organica riforma del sistema penitenziario non può assolutamente prescindere da un impegno economico corrispondente agli obiettivi prefissati.
La magistratura di sorveglianza si rende disponibile da subito ad una fattiva interlocuzione con i soggetti istituzionali coinvolti nel processo di riforma.
Roma, 15 gennaio 2018

Il Comitato direttivo del
Coordinamento Nazionale dei Magistrati di sorveglianza

EPOCHE’ (SOSPESI) – 2 DICEMBRE 2017 – TEATRO GARIBALDI

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NOTE DI REGIA

Nella filosofia greca il termine epochè stava ad indicare la sospensione avvertita come necessaria ogni qual volta non vi fossero sufficienti elementi per poter rendere un giudizio.
L’epochè è, quindi, sospensione, una immaginaria stasi del pensiero giudicante che anela alla conoscenza prima ancora che al giudizio.
La perfomance ha questo titolo perché custodisce, in primo luogo, un invito rivolto allo spettatore: quello di non affrettarsi a giudicare chi porta con sé il pesante marchio del carcere. L’invito ad ascoltare, attraverso l’universale linguaggio del teatro, chi si sente molto spesso inascoltato.
Non a caso il teatro riesce a interrompere, sospendendolo, il normale flusso del tempo asservendolo ad un nuovo andamento ed è così che si resta, d’improvviso, sospesi.
Questo reading è un progetto comune e condiviso: è la prima volta, nella esperienza italiana, che si esibiscono sullo stesso palco ed insieme magistrati di sorveglianza, detenuti, direttore ed operatori penitenziari, garante.
È un viaggio nella evoluzione stessa del concetto di detenzione che passa attraverso le opere di Raffaele Viviani, Bob Dylan, Konstantinos Kavafis, Giorgio Gaber per raccontare cosa ha significato in passato e cosa oggi significhi l’esperienza carceraria.
Questa performance racchiude un messaggio: siamo tutti attori, nessuno escluso, del destino della nostra società.
Solo esibendoci insieme, possiamo plasmarlo e modellarlo nel perseguimento del bene comune.

Marco Puglia